Alla finestra

Le abitudini gli offrivano opportunità sempre identiche, sicurezza e serenità.
Chiuso nella stanza, seduto di fronte alla finestra osservava le fronde dell'albero piegarsi all'impeto della bufera. Una lotta costante e muta che lo affascinava: non si immedesimava nell'albero che oppone resistenza ma era il vento, invisibile e potente, che modella la realtà senza seguire disegni.
Si riconosceva soprattutto nella proprietà dell'invisibilità perché aveva il dono di cambiare le cose agendo dall'interno, senza essere visto e senza lasciare traccia.
Qualche uccello sfidava la sorte spiccando un balzo nel vuoto ad ali spiegate diretto solo il vento sa dove.
Essere da questa parte del vetro gli dava sicurezza.
Non era vero: avrebbe voluto essere là fuori, in balia delle forze naturali per provare di non essere da meno dei pennuti spavaldi.
Eppure era troppo presto: avevano chiuso la porta da poco e sarebbero ritornati soltanto la sera.
E la sera lo avrebbero portato fuori, forse.
Sarebbe stato troppo tardi, il vento se ne sarebbe andato nel frattempo a dare sfoggio della sua potenza altrove.
La passeggiata serale gli avrebbe offerto immagini sempre identiche, sicurezza e serenità.



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