E guerra sia

Aveva tre biglie di vetro colorato.
Costruiva intricati percorsi, creando mucchietti di terra per gli argini e dislivelli per far scorrere le biglie.
Organizzava competizioni "estetiche" per vincere le quali contavano la fluidità del movimento, eventuali guizzi virtuosi, situazioni di rischio di fuoriuscita dalla pista scongiurate da manovre eleganti e impreviste, l'interazione con la luce, il riflesso e le sfumature.
Verso la fine del percorso, in fondo ad una ripida discesa, c'era un piccolo fossato, pieno d'acqua.
Le biglie a volte vi piombavano dentro, con schizzi e clamore, altre venivano inghiottite dall'acqua nel più assoluto anonimato.
Le più spavalde, cariche di spinta inerziale, sorvolavano l'acqua, ruzzolando tronfie all'asciutto.
La secondo biglia aveva completato più di metà del percorso e si accingeva ad affrontare gli ultimi difficili passaggi quand'ecco che un urto interruppe il regolare moto. L'oggetto responsabile dell'arresto improvviso fu scagliato con violenza alla fine della pista, dentro il fossato e fu anche molto contrariato perché quell'opera abusiva che ospitava gare clandestine di sfere di vetro inanimate era stata edificata esattamente in corrispondenza della sua casa alla distruzione della quale era seguita l'espulsione coreografica dell'unico inquilino.
Non aveva visto nulla di simile in passato.
Se nasci paguro, un atto del genere equivale ad una deliberata dichiarazione di guerra.



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