Come ci vedono

Le ante erano aperte. Probabilmente quella mattina erano usciti di casa molto presto perché non li aveva visti aprirle. I raggi di sole avevano riscaldato il terreno richiamandola alla luce. Lentamente si era liberata del sottile strato di foglie, facendosi strada sull'erba bagnata, diretta al suo avamposto, una piccola conca scavata sotto il bosso, da cui poteva scrutare, quasi senza essere vista, parte del giardino e soprattutto la facciata della casa. Erano trascorse più di tre settimane dall'ultimo taglio ed il prato offriva cibo in abbondanza, trifoglio maturo e foglie di cicoria. Gli uccelli si tenevano alla larga perché alcuni gatti frequentavano regolarmente il giardino, spuntando all'improvviso. Non aveva mai amato gli uccelli, soprattutto i corvi. Quando era più piccola, uno di questi l'aveva colpita con il becco, per fortuna non sulla testa e si era salvata soltanto grazie ad un elemento di disturbo che non seppe mai identificare.
Passava le sue giornate a spiare le porte finestre nell'attesa che qualcuno uscisse. Sì, perché le colossali creature che aprivano le ante, a volte varcavano il marciapiede spingendosi nel prato, fino alla striscia di bosso. C'era un trucco per capirlo in anticipo: il colore degli zoccoli. Quando indossavano zoccoli blu, i giganti restavano sul marciapiede. Se invece erano grigi, tutto poteva succedere.
In quelle rare occasioni poteva capitare che gli venisse offerta della frutta succosa.
Oppure veniva catturata e rinchiusa in un grosso cassone pieno di sfalci, mentre il prato veniva rasato.
Quel che accadeva non era importante: quel che contava per lei era poter entrare in contatto con le divinità, i supremi apritori di ante.
  

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