Lo straccivendolo (prima puntata)

Liberamente ispirato ad un racconto di nonna Paola R.

A partire dal XII secolo gli arabi introdussero in Europa le prime cartiere, dove per lavorare la carta era necessario utilizzare materie prime formate da stracci di lino, cotone e canapa. Gli stracci venivano raccolti e puliti da operai chiamati cenciaioli o straccivendoli. Nel secondo dopoguerra, considerata la carenza di lavoro, era possibile avviare il mestiere di cenciaiolo con pochissimo denaro, visto il basso costo degli stracci. Lo straccivendolo se ne andava per le strade a raccogliere stracci vecchi e usati per rivenderli. Come il protagonista del racconto...

Il venditore di stracci proseguiva il suo giro quotidiano. 
Bussava, si aprivano gli usci, qualcuno sporgeva vecchi stracci usati, ricevendo in cambio filo, aghi, ditali, sapone, mollette per capelli ed altri oggetti che l'omino custodiva in una cesta. 
I bambini, quando lo vedevano arrivare, correvano da tutte  parti alla ricerca di qualcosa da dargli per ottenere in cambio un dolce o una biglia.
La signora Bigasso lo faceva entrare, con la scusa del caffè caldo, servito in un bicchiere dalle pareti spesse. Non mancavano zollette di zucchero e qualche volta una galletta. 
Seduta sul divano marrone, che da lontano ricordava un budino al cioccolato, con la sua finta pelle che pareva sudata a causa dell'umidità della cucina, la donna riferiva allo straccivendolo notizie aggiornate sugli abitanti della via, a volte anche del paese.
L'uomo sorseggiava il caffè, annuendo e senza proferire parola, per poi congedarsi con un caloroso ringraziamento.
Tornato in strada riponeva gli stracci nel carretto a due ruote, che trascinava a piedi.
Non sapeva che in oriente si usavano carretti simili per trasportare passeggeri. Non poteva saperlo, essendosi allontanato al massimo di qualche decina di chilometri dal luogo di nascita, nel corso della vita. Come la signora Bigasso. (continua)





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