Lo straccivendolo (seconda puntata)

Nel paese era uno dei pochi ad essere nato in ospedale. Lo chiamavano Truchin, era benvoluto da tutti, sempre molto disponibile. Quella mattina, subito dopo il caffè della Bigasso, mentre proseguiva il giro lungo la stradina che correva parallela alla bialera, scorse una macchia di colore uniforme trascinata dalla corrente, a filo d'acqua. Non era uno straccio. Era il vestito rigonfio di una bimba. Senza esitare abbandonò il carretto sul ciglio della strada e corse più avanti, dove c'era il lavatoio, da cui avrebbe potuto sporgersi per afferrarla non appena fosse transitata di lì. Poté così ghermire un lembo della veste per trattenerla e sporgendosi ulteriormente riuscì ad abbracciare il corpicino della bimba, sottraendola esanime alla forza dell'acqua corrente.
Visibilmente spaventato lo straccivendolo adagiò la piccola sul bordo del fosso e cominciò a scuoterla nel tentativo di risvegliarla. Uno zampillo d'acqua fuoriuscì dalla bocca e quasi soffocata dagli accessi di tosse la bimba spalancò gli occhi. Era sopravvissuta. (continua)



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