Un sorriso regalato

Sul terrazzo la sedia a dondolo scricchiolava mossa dal vento, un botta e risposta di legno contro legno.
Dal soffitto della veranda pendeva una gabbietta vuota, con lo sportellino aperto.
Sul pavimento della gabbia giaceva uno strato di foglie secche, alcune delle quali, di tanto in tanto volavano via trascinate da refoli di aria calda. L'insegna sopra la porta era sbiadita ma si poteva leggere la parte finale.
La balconata era stata intaccata dalle tarme che avevano rosicchiato intere parti del portico. Penetrando attraverso le ferite inferte dagli insetti xilofagi l'acqua si era infiltrata nel legno provocandone la marcescenza.
In prossimità dei gradini, una palla di cannone aveva creato un foro sul pavimento. La figlioletta dei vicini di casa l'aveva riportata alla luce, non si sa come, per addobbarla con un gessetto, disegnando occhi e bocca sorridenti.
La bimba aveva agito del tutto indisturbata perché la casa non aveva più né proprietari, né recinzioni.
Un giorno la pioggia che cadeva di stravento lavò via i segni tracciati col gesso.
Ma la palla di cannone continuò ad essere felice perché un sorriso regalato si deposita in profondità.


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