Alla ricerca del cappello scomparso (sesta puntata)

...Bufi immerse il palmo della mano nel misurino e raccolse un po' d'acqua. Era dolciastra. Non aveva nessuna voglia di parlare, al contrario del suo compagno di merenda che lo scrutava alla ricerca di reazioni involontarie che potessero tradire qualcosa - non si sa cosa - tempestandolo di domande sulla quantità e qualità del cibo offerto, spronandolo a formulare giudizi sulla casa e l'ambiente in generale. Dopo un po' Bufi troncò le chiacchiere e se ne uscì con un "Dov'è il mio cappello?". "L'ho messo in un luogo sicuro", rispose il topo piccato, leccandosi la zampetta imbrattata di briciole. "Non avresti dovuto prenderlo senza chiedere il permesso..." aggiunse Bufi, in tono di sfida. "Era l'unico modo per portarti fino a qui" rispose Mopso, serafico.
Lo gnomo rimase colpito dalla risposta.
"E si può sapere perché mai sarei dovuto venire fin qui?". "Per giocare a tris, per mangiare insieme, insomma per stare in compagnia!". Bufi non si attendeva una risposta del genere e mutò atteggiamento.
Mopso proseguì. "Un tempo avevo una compagna, Vasilissa. Eravamo inseparabili e vivevamo nel doppio fondo del cassetto del comodino della camera di Alberto. Un giorno la fidanzata di Alberto - l'ultima per intenderci - ficcando il naso qua e là, scoprì il nostro nascondiglio. (Continua) 



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